Navigation Menu+

Paradiso

Paradiso

Questa sezione è dedicata a tutti gli amici che se ne sono andati troppo presto, e a tutti noi, che li abbiamo amati tanto e ne sentiamo ancora la mancanza…
Lo Scudo di Pan mette a disposizione queste pagine per i nostri amici, basta mandare una foto digitale e un messaggio contenente il nome e (se volete) una dedica alla mail: info@loscudodipan.org
È inteso che l’invio della foto la rende di pubblico dominio, e autorizza lo Scudo di Pan alla sua diffusione in rete.

Aramis

Non si è mai preparati alla morte, tantomeno quando questa colpisce una creatura giovane, forte e serena come eri tu nostro caro dolce Aramis.
Ancora a venti giorni di distanza da quella tragica notte non riusciamo a credere a quanto accaduto: abbiamo ancora negli occhi e soprattutto nel cuore quelle ore di agonia in cui ci aggrappavamo ad una speranza quanto mai vana. Abbiamo ancora nelle orecchie le nostre urla disperate quando ci hai abbandonato defintivamente in una straziante agonia consumata tra le nostre braccia. Ma soprattutto abbiamo un profondo, immenso senso di vuoto che forse non sarà mai colmato.
In tre giorni, tre maledetti giorni, ci hai lasciato senza neanche avere il tempo di capire se abbiamo fatto veramente tutto il possibile per salvarti da un morbo maledetto ed ingiusto.
La nostra sola consolazione è quella che un giorno potremo ritrovarci assieme sul ponte dell’arcobaleno e lì allora ci stringeremo in un abbraccio consapevoli che finalmente non ci separeremo mai più.
Saluta tutti i nostri amici che ti hanno preceduto, che la loro compagnia ti sia di conforto. Siamo sicuri, conoscendo la tua natura pregna di bontà, che ti farà felice sapere che abbiamo deciso di adottare a distanza due amici del gattile, Pippaldo e Vincent. Che il tuo spirito possa trasmettere ad entrambi la tua grande serenità per superare le loro difficoltà.
Massimo e Angela

Rio il grande

Martedì mattina, 12 febbraio, tra le braccia di un raggio di sole e della sua padrona è morto Rio, un cane dolce, affettuoso, intelligente e Amante della vita, vivace e generoso, giocoso e allegro, ma molto sfortunato a causa della sua salute. Ha dovuto subire alcuni interventi dolorosi ma era forte. Anche la chemioterapia aveva sopportato poi, però ad un certo punto il suo corpo ha detto basta anche se la sua volontà era quella di vivere ancora accanto ai suoi amici che lo hanno amato tanto.

Era pieno di vita e di un amore che riempiva tutti, stargli accanto era una gioia. Ci mancherà immensamente! Il tempo dopo di lui non è più lo stesso. Pare di vivere in un mondo più vuoto. Ci ha dato, ci ha insegnato, ci ha amato, ha creduto in noi e noi in lui.

“Donaci, Rio, di essere buoni come te, donaci il tuo entusiasmo per la vita, la tua accettazione per il dolore con la dignità di un re. Donaci di non tirarci indietro mai,di avere la fede e la fiducia che leggevamo nei tuoi occhi. Non lasciarci soli. Grazie Rio di esserci stato nelle nostre vite e di averle gremite di luce”
Che Dio lo prenda tra i Suoi Angeli.

Patrizia

Mamì

-“Pronto? Scudo di Pan?”-
-“Si, dica pure”-
-“Guardi che c’è un cane in mezzo alla statale che va in Casentino, è magrissimo e non si muove da lì, con il rischio di essere travolto dalle auto. Ve lo possiamo portare?”-
-“Siamo spiacenti signora, ma al momento non abbiamo assolutamente posto. Inoltre nella nostra casa-rifugio non sono previste gabbie di accoglienza per i cani, quindi ad introdurlo in mezzo agli altri potrebbe correre il rischio di essere aggredito”-
Passano dieci minuti e squilla di nuovo il cellulare:
-“Associazione Lo Scudo di Pan, dica…”-
-“Guardi, sono quella di prima. Il cane lo abbiamo caricato in macchina mentre stava mangiando i resti di un gatto schiacciato, sull’asfalto. Ha la coda sanguinante ed è allo stremo, si è fatto mettere in macchina senza reagire…”-
-“Signora, come le ho spiegato, purtroppo qui non abbiamo la possibilità di alloggiarlo. Chiami i Carabinieri di Subbiano i quali la metteranno in contatto con la ASL veterinaria di Arezzo. Ci dispiace veramente, mi creda…”-
Passano altri cinque minuti e il campanello della casa-rifucio si mette a squillare. Scoppia un finimondo di latrati e tutti i cani presenti si accalcano alla porta d’ingresso. Un volontario apre uno spiraglio di porta, mettendo fuori la testa. E’ quasi buio fuori, una signora si fa avanti dicendo: “Questo è il cane che abbiamo salvato dalla strada!”
Accanto a lei uno scheletro di maremmano, dal pelo arruffato e sporco, lo sguardo quasi vitreo, dietro un ragazzo ed una ragazza, probabilmente i figli della signora.
Il volontario esce chiudendosi dietro la porta, si avvicina alla povera creatura completamente debilitata, notando alla attaccatura della coda una grossa ferita purulenta: questo cane deve essere immediatamente curato.

Viene caricato sull’auto dell’associazione e portato dal veterinario più vicino. Era il settembre del 2008. E’ così che Mamì, femmina di maremmano meticcia, è entrata in pianta stabile nella nostra casa-rifugio. La coda non è stato possibile salvarla e si è dovuto amputarla per evitare che la necrosi attaccasse anche il resto del corpo.

Mamì si è ripresa alla grande nonostante l’età non più giovane, ha rivelato un ottimo carattere, legando quasi subito con i numerosi ospiti della casa-rifugio. Ora è talmente in forze, da aver donato in tre anni il suo sangue per ben cinque volte. I veterinari infatti, quando capita di dover fare delle trasfusioni ad altri cani, telefonano allo Scudo di Pan sapendo che Mamì e Diana (una bellissima labrador femmina) sono donatrici di sangue.

Oggi, 24 Marzo 2017, tristemente per tutti noi, Mamì ci ha lasciato. 
La sua vita era partita in salita, giungendo allo Scudo di Pan nel 2008, e si è spenta oggi lasciandoci addolorati, eppure lieti di averla conosciuta e grati per il bene che ha potuto fare, dopo l’intervento di qualcuno che ha voluto prendersi cura di lei.
CIAO MAMI’!

(Ringraziamo Arezzo Pet Service, per averla accompagnata nell’ultimo viaggio).

CISPO VISPO

 

Una signora di Poppi aveva saputo da un’amica che una Associazione nata da pochi mesi accoglieva cucciolate di gattini indesiderati. Fu così che si presentò, una mattina di novembre, con tre mici dentro un cesto di vimini. Era il 2006 e Lo Scudo di Pan aveva solo sette mesi di vita. Loro invece, i gattini, due femmine e un maschio, di mesi ne avevano appena due. Il fratellino, come disse la signora in questione, aveva una “cosa strana” in un occhio. La “cosa strana” era un forasacco che si era piantato nell’angolo dell’occhio e che poco alla volta era quasi completamente entrato nella piccola ghiandola lacrimale!

Gli venne immediatamente estratto con mille precauzioni e il nome Cispo da affibbiargli venne spontaneo a tutti i presenti. Cispo Vispo (secondo nome d’obbligo, vista la vivacità del soggetto) sono ancora presso di noi e attendono almeno la soddisfazione di una adozione a distanza.

 

Otto

Otto è il classico esempio di cane che, trovata una famiglia adottiva quando era un batuffolo di cucciolo dagli occhioni grandi, tanto carino per farci giocare il bambino, ha avuto in seguito il torto di crescere. Adottato e prelevato dal canile comunale di Città di Castello, accolto in casa, vezzeggiato e coccolato, dopo qualche mese e qualche suppellettile da lui rovinata si ritrovò legato alla catena senza capire il perchè.

Una studentessa, che abita nella casa di fronte, vedeva questo povero cane perennemente fermo (la catena non era più lunga di un metro e mezzo), di giorno e di notte, sotto il sole o la pioggia o il gelo invernale, senza neppure una cuccia dentro cui ripararsi. Avvisò del fatto “Lo Scudo di Pan” che intervenne andando a parlare con la padrona del cane. Dopo un breve colloquio durante il quale la signora si mostrò più che determinata a liberarsi di lui, Otto entrò momentaneamente nella casa-rifugio, con la speranza di trovargli quanto prima una vera famiglia che sapesse volergli bene.
Passarono così molti giorni, ma nessuno voleva adottare Otto: “Troppo grande, vogliamo un cucciolo!” dicevano tutti. Poi comparve un cacciatore, il quale aveva saputo del setter meticcio da una anziana signora che si era presa a cuore la sorte dello sfortunato animale. Volle vederlo, con occhio critico, e disse che prima di firmare il foglio di adozione lo avrebbe “provato” per una quindicina di giorni e capire se aveva attitudine alla caccia. Otto, per come si era mostrato sino allora, era una cane tranquillo, un po’ triste ma non timoroso: si fidava ancora degli esseri umani…
Venne dunque affidato a quell’uomo: un errore che la nostra associazione non ripeterà mai più! Dopo circa venti giorni infatti torna il cacciatore con Otto tenendolo con una corda al collo. “Questo cane non è buono a niente!” sono state le sue parole. E se ne è andato. Ma era proprio Otto il cane che, rientrato nella casa-rifugio, si era rincantucciato in un angolo, con lo sguardo torbido, magro sfinito e con un frenetico “ballo di San Vito” che non lo teneva ferma un attimo?
I nostri volontari gli si avvicinarono per tranquillizzarlo, ma lui cominciò ad ululare disperatamente, buttandosi sulla schiena per evitare di essere preso per il collo. Gli occhi erano diventati bianchi: dal terrore di essere picchiato, li aveva completamente rovesciati! Continuava tuttavia ad agitare le zampe per grattarsi: il suo mantello non era nero di sporcizia, come era sembrato in un primo tempo, era completamente ricoperto di pulci, centinaia e centinaia di pulci che lo stavano divorando!
Ci volle del bello e del buono per riuscire ad afferrare quel povero animale martoriato, avvolgerlo in una coperta, caricarlo in auto e portarlo immediatamente al più vicino lavaggio per cani. Furono impiegate ben tre ore tra insaponature, sciacqui, risciacqui e antiparassitari, per liberarlo completamente da quel tormento. Vi erano anche ferite da morsi di altri cani, oltre alle croste sulla pelle causate dal suo continuo grattarsi. Ma ai danni fisici si è rimediato in breve tempo, compresa la spaventosa magrezza.
Ci sono voluti invece anni per guarire l’anima di Otto, la sua psiche. Tuttora lui non si fida ancora completamente neppure dei volontari che lo accudiscono con amore tutti i giorni, e di tanto in tanto gli riprendono gli attacchi di panico. Il suo continuo abbaiare isterico per un nonnulla è la sua denuncia al mondo del male patito per mano di un criminale! Otto odia i cacciatori (e non è il solo!!!).